Agricoltura e foreste
Attività ittica
650 imbarcazioni per un totale di 5.500 tonnellate di stazza: i numeri della flotta toscana della pesca marittima sono quelli di un settore di nicchia nell’ ambito dell’economia regionale, ma assai importante per alcune aree della costa. L’attività ittica è oggi sostenuta anche dalla crescita costante dell’acqaucoltura: i 47 allevamenti presenti in Toscana garantiscono una produzione annua di circa 3.400 tonnellate.
Lungo i 578 Km di coste si sviluppa un’attività di pesca che mantiene caratteristiche artigianali: ogni barca ospita una media di 2 addetti (in totale sono 1.200). Ammonta invece a circa 8.500 tonnellate annue il volume delle catture. Esaminando le singole specie le catture più importanti riguardano il pesce azzurro e precisamente le sarde (quasi il 30% del totale) e le acciughe (12,2%) mentre tra i molluschi in prima fila ci sono polpi e le seppie. Il sistema di pesca a strascico, cioè realizzato con reti che strisciano lungo il fondo rappresenta la quota maggiore della produzione sia in termini quantitativi (42% del totale) che di valore (55% della produzione). Lungo le coste toscane sono presenti 25 porti che ospitano naviglio da pesca. Complessivamente le flottiglie più importanti sono quelle di Viareggio, Livorno e Porto Santo Stefano.
Per quanto riguarda l’acquacoltura attualmente la produzione regionale interessa 47 impianti e punta soprattutto a specie di pregio. È infatti costituita principalmente da spigole, orate e da altre specie allevate in intensivo, anguille, (1.500). L’allevamento del sarago, poco sviluppato in Italia, in Toscana rappresenta il 13% del totale nazionale.
A sostegno di questo settore la Regione ha predisposto un programma quadriennale di interventi da 6 milioni di euro. Il programma prevede, tra il 2007 e il 2010, un pacchetto di interventi ad ampio raggio volti a favorire progetti di ristrutturazione o di ammodernamento degli impianti di acquacoltura e delle infrastrutture di servizio alla pesca ed all’acquacoltura, iniziative di diversificazione delle produzione (attraverso forme come la pesca-turismo) e di qualificazione dei prodotti, di formazione professionale e di ricerca finalizzata alla gestione delle risorse ittiche. Obiettivo: da una parte quello di favorire le condizioni di rilancio del settore della pesca marittima che registra da tempo segnali di crisi, e dall’altro ampliare gli spazi di crescita dell’acquacoltura.
