Agricoltura e foreste
Agrienergie
Costa un terzo degli impianti a gasolio, diminuisce di 25 volte le emissioni di anidride carbonica, potrebbe già oggi essere utilizzata da mezzo milione di toscani. Sono queste le credenziali della nuova frontiera dell’agricoltura toscana: la produzione di energia da biomasse vegetali. Un primo sviluppo è già in atto: grazie al primo bando della Regione, entro breve circa 700 case in aree rurali e decine di edifici pubblici saranno riscaldati a biomasse. E altre opportunità sono possibili grazie a un altro filone delle colture ‘no food’: quello della produzione di olio di girasole per la trasformazione in bio-diesel.
Che con la legna si possa produrre energia termica non è certo una scoperta recente. La novità, più che nella materia prima, riguarda gli impianti di teleriscaldamento. Il legno che utilizzano è stato triturato in piccole scaglie di pochi centimetri (l'inglese chips diviene l'italiano cippato). Grazie alla tecnologia di cui è dotata la caldaia è possibile modulare in maniera automatica tempi, modi e quantità di immissione delle scaglie nell'impianto; e così le scaglie possono essere utilizzate alla stregua degli altri combustibili (gasolio, Gpl, metano).
L'interesse della Toscana per questo tipo di energia sta tutto nella sua vocazione forestale e agricola. Per realizzare il cippato si utilizzano infatti sia gli scarti della produzione forestale (interventi selvicolturali e diradamenti) che di quella agricola (potature di frutteti, di viti e di olivi). E la Toscana è, in entrambi i casi, ben fornita. Attualmente la quantità di biomassa legnosa che potrebbe essere destinata a uso energetico senza impoverire le foreste supera il milione di tonnellate annue. Con queste cifre potrebbero essere realizzati impianti capaci di servire oltre 125.000 abitazioni.
Dopo una prima fase sperimentale che ha permesso di realizzare, grazie all’intervento di Arsia, l'Agenzia regionale per lo sviluppo e l'innovazione nel settore agricolo forestale, sette impianti pilota, l’energia da biomasse è divenuta ora un’opportunità concreta: la Regione ha investito 4 milioni di euro per realizzare 18 impianti pubblici di teleriscaldamento e promuoverà l’avvio di esperienze analoghe sia nel settore pubblico che in quello privato con il nuovo Programma di sviluppo rurale. L’obiettivo è quello di ampliare l’utilizzo di una forma energetica rinnovabile, offrire agli agricoltori una opportunità di diversificazione delle proprie attività e creare anche delle nuove occasioni imprenditoriali all’interno della filiera legno.
Accanto alle biomasse vegetali l’altro orizzonte sempre più vicino è quello del bio-diesel. In Toscana è in corso un’esperienza pilota, a Siena, grazie alla quale autobus di linea potranno essere alimentati dall’energia proveniente dai girasoli. È un esempio concreto di quanto potrà essere realizzato in futuro utilizzando le coltivazioni di girasole; è soprattutto un’opportunità che si apre specie a seguito delle novità introdotte dalla Pac (Politica agricola comunitaria) e dal relativo disaccoppiamento che ha prodotto una diminuzione di alcune coltivazioni ‘storiche’ (come quella dei cereali) che potrebbero essere in parte sostituite dalle colture ‘no food’.
