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20 novembre 2009
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Il Manifesto

Acqua alla consulta? Martini chiama Errari



“Ho chiesto a Errani di fare un punto fra di noi, per concordare un orientamento che sia condiviso da tutti”. La rivelazione
arriva da Claudio Martini, in merito alla possibilità che alcune Regioni abbiano già in cantiere un ricorso alla corte Costituzionale sulle misure del decreto Ronchi, e sulle forzature rispetto alle competenze regionali, subito sottolineate dal presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani. “E’ una manovra che ha anche mille
lati ambigui – osserva il presidente regionale toscano - non è un caso che viene chiamata manovra di privatizzazione
dell’acqua e il sottosegretario che l’ha presentata dice ‘non ci sarà privatizzazione dell’acqua’. La prima cosa
che osservo è che ancora una volta non c’è un vero dialogo su una materia di tale sensibilità territoriale che riguarda
Comuni, Province e Regioni: noi assistiamo ad una intenzione di procedere senza un vero confronto. Spero che ci sia la possibilità di mettersi a sedere e di ragionare. E credo sia indispensabile anche un confronto fra le Regioni, perché le situazioni sono diverse: ci sono Regioni che hanno già le loro aziende in Borsa, ma molte altre non sono in queste condizioni”. Meno diplomatiche le forze politiche che in Toscana in questi anni si sono battute, anche con
qualche successo, per impedire che almeno sul servizio idrico integrato – l’assai più remunerativa utility del gas è perduta – gli enti locali potessero conservare alcuni reali poteri. “Mentre Parigi ripubblicizza l’acqua e fa risparmiare i suoi cittadini – osserva così Monica Sgherri di Rifondazione - qui il governo privatizza. A questo punto i consigli comunali possono fare ancora qualcosa di importante, ad esempio inserendo nel loro Statuto la non mercifi cazione dell’acqua in quanto bene essenziale alle vita. Inoltre il prossimo Consiglio regionale discuterà degli esiti dell’indagine conoscitiva sulla valutazione dei rapporti fra Autorità di Ambito territoriale ottimale e gestori del servizio idrico integrato in Toscana, relativamente alle
prestazioni e loro incidenza sulle tariffe e loro revisione. Questa sarà un’occasione per ribadire una netta contrapposizione
alle scelte del governo. E per assumere decisioni, nell’ambito dell’autonomia legislativa regionale, per dare
seguito alle richieste che sono state avanzate anche dai lavoratori dei pubblici servizi”. Sulla stessa linea Alessia
Petraglia di Sel: “Comuni e Regioni potrebbero inserire nei propri Statuti che l’acqua è un bene comune. Gli investimenti
che la riguardano, in quanto acqua pubblica, non possono essere tutti pagati solo dai cittadini, ma è necessario un intervento di fi scalità generale a ribadire che l’acqua non è una merce”.


Rif. 167770