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L’assessore regionale all’istruzione replica a Angotti: è federalismo al contrario, l’esecutivo taglia e poi vuole il nostro aiuto
«Sì ai precari, se Roma ce lo chiede»
Simoncini: pronti a farci carico, ma nessuna toppa ai disastri del ministro
I precari della scuola rimasti fuori dalle nomine aspettano una risposta contro i tagli della riforma Gelmini. L’Ufficio scolastico regionale, come riportato ieri in un’intervista del direttore Cesare Angotti al Corriere Fiorentino , aspetta l’intervento della Regione Toscana per attuare l’accordo fra i ministeri del Welfare e dell’Istruzione e Inps, che prevede i loro ammortizzatori sociali. E la Regione ribatte: «Siamo pronti a farcene carico, ma non siamo disposti a mettere toppe volontariamente ai disastri del ministro: aspettiamo che il governo ce lo chieda», ribatte l’assessore all’istruzione, nonché al lavoro, Gianfranco Simoncini.
Del problema precari ha discusso, ieri a Roma, la Conferenza delle Regioni, presente anche Simoncini: «È emersa la necessità di un incontro urgente con il governo per affrontare tutte le questioni legate alla scuola, e una specifica riunione sul problema degli insegnanti ». E già oggi il presidente della Conferenza, Vasco Errani, ne parlerà in un incontro con il presidente del Consiglio Berlusconi.
Prima dell’arrivo della richiesta ufficiale del governo, dunque, la Regione non si muoverà. Perchè? «Innanzitutto — tuona l’assessore — nessuno ce lo ha chiesto: né il governo, né la direzione regionale. E poi, nessun atto formale è stato approvato: il decreto di cui si parla al momento non è legge e ad oggi ci risulta alla firma del Quirinale». Allora come mai alcune Regioni hanno attivato già gli ammortizzatori sociali per i precari della scuola? «In Campania — risponde Simoncini — è stato soltanto rinnovato un vecchio accordo firmato con Fioroni tre anni fa; anche in Molise si trattava di un vecchio accordo. La Sicilia, Regione a statuto speciale, può sfruttare le risorse del Fondo sociale europeo. E la Lombardia ha firmato un accordo direttamente con il ministro. Non si può fare il gioco di parlare soltanto con le Regioni amiche e non affrontare nella sua complessità il problema. Siamo di fronte a una sorta di federalismo al contrario: c’è il governo che taglia e poi ci chiede di mettere le risorse. Vogliamo che il governo ci dica, a un tavolo, quanti sono i precari che, per colpa sua, si trovano senza lavoro». Ma c’è di più: «Abbiamo scelto di fare un atto di denuncia forte — continua l’assessore — Noi abbiamo garantito il servizio per le scuole materne per 800 bambini, che altrimenti sarebbero rimasti a casa. Non ci sentiamo ora di farlo spontaneamente per sanare il problema dei precari che ha creato il governo. Attualmente abbiamo 14 mila lavoratori in mobilità, non ci sono risorse, se poi ce le chiederanno, e ci daranno una mano, siamo disponibili. Ma solo in un quadro concertato».
Simoncini punta il dito contro la riforma Gelmini: «Siamo di fronte a una scuola che è stata oggetto del più grosso taglio a cui si sia mai assistito nel settore, per pagare i soldi che mancano dall’Ici. L’operazione di riforma dequalifica la scuola primaria perché togliendo competenze rimangono le 40 ore, ma non saranno mai quelle di una volta. Lo stesso maestro unico non si può chiamare tale: a fronte dell’orario previsto dai contratti, per coprire una giornata scolastica dovranno prevedere ore di religione o di inglese. Siamo di fronte a una riduzione delle classi che porta anche a una riduzione della qualità».
Simoncini, comunque, condivide la necessità di un cambiamento nella scuola: «È vero che la scuola italiana non è la migliore d’Europa e deve essere oggetto di razionalizzazione, ma è molto grave che il governo sia partito proprio dalla primaria, che era il settore più avanzato. Per noi, l’istruzione è veramente la leva di sviluppo del Paese e per questo abbiamo aumentato le risorse da destinare a questo settore».
La consigliera regionale del Pdl, Stefania Fuscagni, attacca l’assessore: «Perché la Toscana non ha fatto come le altre Regioni? Questa è veramente una brutta pagina che vede la sinistra e uomini delle istituzioni innescare guerre di religione sulla pelle di chi oggi si trova in difficoltà». E ieri in consiglio regionale è stata approvata una mozione proposta da Verdi, Sd, Ps e dal Gruppo Misto che impegna la giunta ad andare «nella direzione intrapresa per riaffermare l’istruzione all’interno di una scuola pubblica, moderna, laica e di qualità, dotata di personale stabile e numericamente adeguato».
La replica
Fuscagni (Pdl): «La sinistra e uomini delle istituzioni innescano guerre di religione sulla pelle di chi oggi si trova in difficoltà»
Autore: Federica Sanna
Rif. 153309
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