Che i soldi non facciano la felicità è uno di quei luoghi comuni ai quali nessuno vuole credere. E invece ecco la sorpresa. Il buon detto popolare ha prove scientifiche. Parola di economista. Ieri ne ha parlato al Meeting di San Rossore Stefano Bartolini, docente di Economia all’Università di Siena. E, dati statistici alla mano, ha dimostrato che, nonostante l’aumento del prodotto interno lordo, dal dopoguerra ad oggi in Occidente la soddisfazione che gli individui provano per la propria vita non ha registrato miglioramenti significativi. Non solo. «I confronti internazionali del livello medio di felicità nei vari paesi - ha detto il professor Bartolini - dimostrano che spesso le popolazioni dei paesi poveri sembrano più felici di quelle dei paesi ricchi». E’ ciò che gli esperti chiamano «paradosso della felicità». Ovvero, si cerca di essere contenti guadagnando di più, comprando beni materiali in eccesso, spendendo e consumando all’inverosimile. Per poi accorgersi di essere assolutamente insoddisfatti. E allora come raggiungere la felicità in questi tempi postmoderni dove il mercato è un moloch? Bartolini parla di problema relazionale. «Le società occidentali mostrano una tendenza di lungo periodo al peggioramento della qualità dell’esperienza relazionale degli individui. sottolinea il docente - E gli effetti positivi sul benessere sono stati e vengono vanificati dal peggioramento delle relazioni tra le persone». Dunque, bisogna voltare pagina. Cambiare, cambiare, cambiare. I modi di lavorare e intendere il lavoro, per esempio. E poi anche la scuola, la sanità, le politiche per la protezione dell’ambiente, la nostra cultura, la formazione che i genitori danno ai propri figli. «Abbiamo idee sbagliate su cosa dovremmo fare per migliorare le nostra vita e le nostra società, ed istituzioni inadeguate a tale scopo. Bisogna porvi rimedio», ha detto Bartolini. Un intervento, nella giornata di chiusura del Meeting, che ha in qualche modo ripreso le idee delle sessioni precedenti. E che ha gettato un ponte verso il prossimo summit, quello del 2010. «Sarà dedicato a informazione, comunicazione e Internet - ha annunciato Claudio Martini - . Vogliamo affrontare la galassia mediatica a partire dalle quattro parole che sono nel logo del Meeting: diritti, valore, innovazione e sostenibilità». Mai come oggi l’Occidente (e non solo) è stato così ricco di informazione. Ma sempre buona ed esaustiva? La parola al Meeting numero dieci.
Marco Gasperetti