Cultura
FIRENZE PROGETTO ST@RT AL MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE
«Arringatore», il restauro hi-tech
I migliori centri della Toscana per riportare allo splendore l’antico bronzo
DA PIÙ DI DUEMILA ANNI è lì in piedi, nell’atto di arringare la folla. E lo spessore del bronzo delle caviglie— già sottile in origine — cominciava a mettere a rischio la staticità di questo cittadino etrusco, ormai romano, identificato come Aulo Metello. Per questa scultura simbolo del Museo Archeologico Nazionale di Firenze, una delle più famose delle collezioni del Granduca Cosimo de’ Medici e da sempre conosciuto come l’Arringatore, serviva un restauro degno di tanta fama e di tanto valore storico artistico. Niente di meglio che mettere alla prova il Progetto St@rt partito un anno fa, che vede riuniti in un unico intento gli istituti di ricerca del Cnr, dell’Infn, le Soprintendenze, l’Opificio delle Pietre Dure, le Università toscane e la Regione. Proprio la Regione ha il merito di aver finanziato questo “pool“ che sta diventando un punto di riferimento internazionale nel campo della conservazione e del restauro di opere d’arte: sculture, affreschi, dipinti su tavola e anche architetture.
«E’ un progetto che mette insieme i soggetti che fanno ricerca con gli enti predisposti alla tutela e conservazione — spiega il professor Renzo Salimbeni, direttore dell’istituto di fisica applicata “Nello Carrara“ del Cnr, di stanza a Sesto Fiorentino —. Ciò consente di introdurre le migliori tecnologie per la diagnostica e per le successive “terapie” al servizio del patrimonio artistico».
Ed è stato così che nei laboratori di Sesto Fiorentino, qualche settimana fa è arrivato l’Arringatore. Per essere datato primo o secondo secolo a.C. non era poi messo troppo male, ma un bel check up era ormai indispensabile. La statua a grandezza naturale di questo signore di alto rango fu ritrovata nel 1566 vicino a Perugia. Realizzata con la tecnica della cera perduta a fusione cava, era composta di sette parti saldate insieme. «Già qualche secolo fa era stata creata una struttura interna, con tubi che sorreggevano da dentro la statua — spiega il professor Salimbeni —. Ma questo non bastava più. Ed era necessario fare uno studio per rimettere l’Arringatore in un equilibrio statico che alleggerisse il carico sui piedi e la tensione su di una saldatura a livello addominale che connette la parte inferiore con la parte superiore dell’opera. Dalle analisi abbiamo visto infatti che lo strato del bronzo è ormai molto sottile e quindi fragile a causa degli estesi fenomeni corrosivi e le tante fratture. Abbiamo realizzato una specie di scheletro in acciaio e alluminio che consente di regolare rispettivamente il peso scaricato sulle spalle rispetto a quello scaricato sui piedi».
Inoltre, il prezioso paziente è stato sottoposto a sofisticati accertamenti, tra cui una spettroscopia di plasma indotto da laser, che ha consentito — tra le altre cose — di analizzare la composizione del bronzo e di verificare il suo stato di conservazione. Accanto ai problemi strutturali è stata valutata anche la necessità di un intervento di pulitura per rimuovere una serie di strati di patinature applicate nei restauri del passato. Il laser è stato protagonista anche nella fase della pulitura per la rimozione di questi strati, permettendo un recupero di leggibilità della superficie preservando la patinatura originale.
«Abbiamo realizzata inoltre una scannerizzazione in 3D — prosegue Salimbeni — che ci consente di analizzare l’opera in tutte le sue parti con una riproduzione pressoché perfetta nella sua tridimensionalità, utile per studi, documentazione e non solo. Tra i prossimi interventi del Progetto St@rt abbiamo a Sansepolcro l’affresco di Piero della Francesco La Resurrezione, e la tavola di Giorgio Vasari L’ultima Cena nel museo di Santa Croce a Firenze». Le novità del Progetto St@rt saranno protagoniste al Salone del restauro, in corso a Ferrara, dove oggi interverrà l’assessore regionale all’università e alla ricerca Eugenio Baronti: «Un progetto come St@rt non poteva non nascere in Toscana – afferma l’assessore – . Quello che stiamo realizzando è un esempio virtuoso di come la tecnologia e l’innovazione si collegano al territorio, offrendo uno strumento importante per il rilancio dell’economia. La Toscana si candida con il Progetto St@rt e con il suo naturale prolungamento nel costituendo Laboratorio regionale per lo sviluppo di tecnologie innovative (Lartec) a diventare sede di un distretto tecnologico per la conservazione e il restauro del patrimonio artistico e culturale di livello internazionale».
«E’ un progetto che mette insieme i soggetti che fanno ricerca con gli enti predisposti alla tutela e conservazione — spiega il professor Renzo Salimbeni, direttore dell’istituto di fisica applicata “Nello Carrara“ del Cnr, di stanza a Sesto Fiorentino —. Ciò consente di introdurre le migliori tecnologie per la diagnostica e per le successive “terapie” al servizio del patrimonio artistico».
Ed è stato così che nei laboratori di Sesto Fiorentino, qualche settimana fa è arrivato l’Arringatore. Per essere datato primo o secondo secolo a.C. non era poi messo troppo male, ma un bel check up era ormai indispensabile. La statua a grandezza naturale di questo signore di alto rango fu ritrovata nel 1566 vicino a Perugia. Realizzata con la tecnica della cera perduta a fusione cava, era composta di sette parti saldate insieme. «Già qualche secolo fa era stata creata una struttura interna, con tubi che sorreggevano da dentro la statua — spiega il professor Salimbeni —. Ma questo non bastava più. Ed era necessario fare uno studio per rimettere l’Arringatore in un equilibrio statico che alleggerisse il carico sui piedi e la tensione su di una saldatura a livello addominale che connette la parte inferiore con la parte superiore dell’opera. Dalle analisi abbiamo visto infatti che lo strato del bronzo è ormai molto sottile e quindi fragile a causa degli estesi fenomeni corrosivi e le tante fratture. Abbiamo realizzato una specie di scheletro in acciaio e alluminio che consente di regolare rispettivamente il peso scaricato sulle spalle rispetto a quello scaricato sui piedi».
Inoltre, il prezioso paziente è stato sottoposto a sofisticati accertamenti, tra cui una spettroscopia di plasma indotto da laser, che ha consentito — tra le altre cose — di analizzare la composizione del bronzo e di verificare il suo stato di conservazione. Accanto ai problemi strutturali è stata valutata anche la necessità di un intervento di pulitura per rimuovere una serie di strati di patinature applicate nei restauri del passato. Il laser è stato protagonista anche nella fase della pulitura per la rimozione di questi strati, permettendo un recupero di leggibilità della superficie preservando la patinatura originale.
«Abbiamo realizzata inoltre una scannerizzazione in 3D — prosegue Salimbeni — che ci consente di analizzare l’opera in tutte le sue parti con una riproduzione pressoché perfetta nella sua tridimensionalità, utile per studi, documentazione e non solo. Tra i prossimi interventi del Progetto St@rt abbiamo a Sansepolcro l’affresco di Piero della Francesco La Resurrezione, e la tavola di Giorgio Vasari L’ultima Cena nel museo di Santa Croce a Firenze». Le novità del Progetto St@rt saranno protagoniste al Salone del restauro, in corso a Ferrara, dove oggi interverrà l’assessore regionale all’università e alla ricerca Eugenio Baronti: «Un progetto come St@rt non poteva non nascere in Toscana – afferma l’assessore – . Quello che stiamo realizzando è un esempio virtuoso di come la tecnologia e l’innovazione si collegano al territorio, offrendo uno strumento importante per il rilancio dell’economia. La Toscana si candida con il Progetto St@rt e con il suo naturale prolungamento nel costituendo Laboratorio regionale per lo sviluppo di tecnologie innovative (Lartec) a diventare sede di un distretto tecnologico per la conservazione e il restauro del patrimonio artistico e culturale di livello internazionale».
Autore: OLGA MUGNAINI
Rif. 120719
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