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29 luglio 2010
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Repubblica

Toscana chiama Cuba: fate uscire Almeida

L´erede dell´eroe della Revolucion in sciopero della fame. La figlia: "E´malato"



«Liberatelo. Date a mio padre il visto e il passaporto. Lasciatelo partire». La voce dal cellulare è di Indira, una ragazza di 25 anni che abita a Miami (Usa). L´appello è rivolto alle autorità cubane perché Indira è figlia di Juan Juan Almeida, il dissidente scomodo, sei volte arrestato dal regime di Castro. La chiamata approda in Toscana perché la Regione gli ha offerto un rifugio per farsi curare e adesso l´assessore alla promozione dei diritti umani Riccardo Nencini lancia un appello: «Perché il governo cubano lasci uscire dal paese per curarsi, Juan Juan Almeida, scrittore e figlio del comandante della rivoluzione Juan Almeida Bosque».
Un nome che ha solcato la storia della Revolucion, uno che partecipa all´assalto alla caserma Moncada (1953), che finisce in galera, esiliato in Messico e che poi combatte al fianco di Che Guevara e di Fidel Castro e che sale anche sul Granma, la barca che diventa il simbolo della vittoria. Insomma il figlio di questo «monumento» della Revolucion chiede da anni di lasciare l´isola caraibica. Affetto da «spondilite anchilosante» (malattia reumatica infiammatoria) dice che dal 2003 nessuno lo cura. Sta facendo uno sciopero della fame, è stato messo in carcere, racconta la figlia, per aver manifestato con dei cartelli davanti alla casa di Raul Castro chiedendo il visto: «Era detenuto quando è arrivato l´invito dalla Toscana. Mio padre è molto debole, l´hanno portato in ospedale e adesso si trova a casa, ma non è libero di partire. Ci siamo sentiti al telefono. Sono preoccupata». Lui ha scritto a Nencini un messaggio di ringraziamento, sarebbe felice di venire in Italia.
Juan Juan Almeida, 45 anni, ha al suo attivo un libro, pubblicato in Spagna "Memorie di un guerrigliero sconosciuto" e in quanto scrittore, rientra nel progetto «città rifugio», la convenzione che la Regione e tre Comuni (Certaldo, Grosseto e Pontedera) hanno firmato, attraverso una rete internazionale, per aiutare con una casa e con il vitto, gli intellettuali vittime delle persecuzioni nel mondo. Sono già arrivati, in passato, altri scrittori. All´iniziativa stanno per aderire anche Firenze e Siena. «Le lettere scritte a Raul Castro e al governo – riprende a raccontare la figlia del dissidente cubano – non hanno mai ricevuto risposta. Da quando ancora era vivo mio nonno, lui chiede di poter andare negli Stati Uniti per questioni di salute e di affetti». A Miami infatti vivono la moglie Consuelo e Indira. Juan Juan ha provato ad uscire dall´isola un paio di volte, illegalmente e senza successo. In casa gli è stato sequestrato il computer, scritti e oggetti personali. «La malattia che lo ha colpito - spiega ancora la figlia - è cronica e con una forte predisposizione genetica». Provoca la perdita di abilità nelle articolazioni, rende difficile la postura eretta. Negli anni Ottanta lo scrittore Almeida fu portato dalla Croce Rossa internazionale in Belgio, proprio per questioni di salute.
«La Toscana - ribadisce Nencini - è pronta ad ospitarlo. Qui può sottoporsi ai controlli medici». Il problema resta quello di lasciare l´isola, cosa per lui impossibile in quanto il governo gli ha ritirato il passaporto. «Negli ultimi sette anni è stato arrestato sei volte ed altre costretto ai domiciliari» prosegue la figlia offrendo una chiave di lettura all´accanimento contro suo padre: «Penso sia Raul autore di tutto questo, aveva probabilmente un dissidio con mio nonno». Di più non vuole aggiungere. L´ultima detenzione dello scrittore è in ogni caso durata poco, e sabato scorso la polizia lo ha rilasciato per motivi di salute. Lui che già a giugno aveva fatto uno sciopero della fame adesso lo ha ripreso.


Laura Montanari


Rif. 216836