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10 ottobre 2009
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Repubblica

L´analisi dei dati raccolti dai Centri d´ascolto della Caritas rivelano la crescita del bisogno di un aiuto materiale e immediato

Sempre più numerosi i poveri in Toscana

La marginalità crescente di fasce sociali abituate a considerarsi "normali"



Sempre più poveri, sempre più numerosi. E sempre più bisognosi di aiuto materiale e immediato, come cibo e vestiti. E´ il ritratto della nuova povertà toscana, che riflette i colpi della crisi, ma anche fenomeni strutturali come il disgregarsi della funzione di collante sociale della famiglia, disegnato dal dossier Caritas 2009 con i dati raccolti nei Centri d´ascolto da centinaia di volontari, e presentato ieri in Regione. E che conferma, secondo il direttore della Caritas di Firenze Alessandro Martini, «come le nuove forme di povertà siano sempre più dovute non solo a mancanze materiali, ma a solitudine e isolamento», oltre che, come ha detto il coordinatore dell´indagine Stefano Simoni, alla marginalità crescente «di fasce sociali abituate a considerarsi ‘normali´, e perciò non attrezzate ad affrontarla». Mentre l´aumento di indigenza causa indebitamenti e consumi eccessivi impone ormai, per Martini, «di combatterla anche da un punto di vista culturale, con la promozione di stili di vita più sobri».
I dati (relativi al 2008) parlano di 22.494 persone (oltre la metà donne) entrate in contatto coi centri d´ascolto, in prevalenza (53,5%) fra i 25 e i 45 anni (48 la media degli italiani, 36,5 degli stranieri), più a rischio se con figli a carico, se donne sole con figli, e se pensionati. In totale, il 10,9% più del 2007, di cui l´80% stranieri e il 20% italiani, in cerca soprattutto di lavoro (7 su 10, 74% gli stranieri, 65% gli italiani) e casa. Triste novità, gli italiani chiedono sempre più spesso, e più degli immigrati, risposte a bisogni immediati: sussidi economici (per redditi insufficienti, indebitamenti, assenza di entrate), consulenza professionale (per disoccupazione, sottoccupazione, sfruttamento, ricerca di lavoro), casa (specie i maschi, il 36% senza alloggio, o con uno precario). Gli italiani, inoltre, una volta e mezzo più degli stranieri chiedono beni e servizi materiali. E per la prima volta, ancor più dei servizi primari, pacchi alimentari, cioè «beni assolutamente essenziali» che, osserva Simoni, «sono indice sicuro di un aggravamento di condizioni». Preoccupanti, inoltre, l´indice di problematicità individuale, più alto per gli italiani (1,65 problemi a persona) che per gli stranieri (1,40), e quello di solitudine: il 25,6% del totale degli assistiti italiani (erano appena l´8% nel 2007) è infatti separato o diviso (l´8% gli stranieri), il 70% vive senza un coniuge (per rottura di vincoli matrimoniali, o perché celibe, nubile o vedovo/a), e il 30% (contro il 10% degli stranieri) vive da solo. «La situazione è drammatica anche in Toscana» ha detto l´assessore alle politiche sociali Gianni Salvadori, «ma mentre la Regione investe nuove risorse e, grazie anche a osservatori come la Caritas, cerca di indirizzarle nel modo più corretto, il governo le assegna 44 milioni di euro meno del 2007».


maria Cristina Carratù


Rif. 159449