Firenze Lo studio dell’Università di Pisa la colloca subito dietro il TrentinoVa bene ma c’è il rischio che peggiori. Il termometro che misura il livello di sostenibilità (non solo ambientale,ma anche sociale) della Toscana è sul bello, ma variabile.
La ricerca fatta dall’Università di Pisa e dalla Fondazione Toscana sostenibile(guidata dal professore Marcello Buiatti) incrociando i dati di 66 parametri diversi dice che la Toscana si piazza al secondo posto nazionale subitodopo il Trentino Alto Adige e prima di Abruzzo e Valle D’Aosta (www.ftsnet.it). Il problema è che, come precisa lo stesso presidente Claudio Martini, l’Italia è ultima in Europa e i dati sono precedenti ai colpi inferti dalla crisi economica. Il che preoccupa Martini che ieri, in occasione dei Green Days che si stanno svolgendo alla Fortezza da Basso di Firenze, ha presentato lo studio assieme al presidente del Mps Giuseppe Mussari e all’economista Jean-Paul Fitoussi. E Fitoussi non haesitato a attaccare sia le organizzazioni internazionali che le banche che prima si sono fatte salvare dai soldi pubblici e ora stanno facendo profitti sulle spalle del lavoro e delle imprese. In particolare Fitoussi ha attaccato l’Europa che ha i numeri (a cominciare dal Pil) della grande potenza, ma è un nano politico perché non è unita. Però è da lì, per l’economista francese, che passa il futuro della Toscana. Il suo suggerimento è di investire in ricerca e innovazione collegandosi a altre realtà avanzate d’Europa senza attendere che i governi nazionali della Ue si mettano d’accordo.
Le basi ci sarebbero visti i numeri che emergono dalla ricerca. L’alta aspettativa di vita, la bassa percentuale di toscani che vivono sotto la soglia di povertà (970 euro al mese per 2 persone), i numeri dei nidi, i tanti laureati in materie scientifiche, l’uso di energie rinnovabili raccontano di una Toscana il cui livello di benessere è alto. «Il che non è frutto del caso» puntualizza Martini. Come non è un caso, spiega, che alla voce “permessi a costruire” la Toscana sia al quarto posto nazionale. Nell’uso del suolo la media toscana è più bassa di un terzo rispetto a quella nazionale. «Con buona pace - dice Martini - della campagna, alimentata malignamente, che parla di una Toscana assalita dal cemento. la realtà è un’altra: solo il 7,4% del territorio, non le mostruose percentuale indicate da alcuni, è stata interessata da edificazioni in cui vanno comprese anche le infrastrutture». Anche perché i boschi coprono pur sempre la metà del territorio toscano. Il che porta Martini a difendere il ruolo dei comuni: «sono contrario a ogni centralismo, è più difficile convincere che imporre, ma questa è la strada più produttiva e penso che la seguirà anche il mio successore».
Nubi (lo studio mette il simbolo del sole splendente vicino alle voci che vanno bene) però s’addensano altrove. Le poche nascite e l’invecchiamento della popolazione, i rifiuti (694 kg a testa ogni anno) prodotti, la depurazione delle acque (solo il 29% dei toscani ce l’ha), il basso livello di utilizzo del trasporto pubblico (16,5%) a vantaggio di quello privato (79% degli spostamenti) dicono che al successore di Martini il lavoro non mancherà.