Bambini cinesi, indiani, africani e bambini italiani, tutti a naso all'insù nel tentativo di riconoscere stelle e pianeti, nebulose e galassie. Bambini provenienti da paesi diversi, tutti uguali sotto lo stesso cielo. A far toccare con mano il ruolo della scienza come veicolo per la comprensione fra i popoli e il dialogo fra culture diverse è stato Franco Pacini, astrofisico per anni direttore dell'Osservatorio di Arcetri e del dipartimento di astronomia e scienza dello spazio dell'università di Firenze.
L'astronomo, rivendicando l'attualità della rivoluzione di Galileo che fu tra i primi scienziati a teorizzare l'uso di un linguaggio comprensibile dal maggior numero di persone, ha raccontato l'esperienza portata avanti dai fisici di Arcetri con i ragazzi delle scuole fiorentine, all'interno di un piccolo planetario mobile, lo stesso allestito, per l'occasione, anche nel parco di san Rossore.
«L'astronomia è una scienza comune a tutte le civiltà fin da tempi antichissimi – ha detto Pacini – così siamo partiti da questa constatazione pensando che la conoscenza delle stelle potesse diventare uno strumento unificante e interculturale».
Da Firenze un piccolo planetario è stato protagonista di un significativo gesto a favore della pace. Pacini ha spiegato come. Portando i ragazzi delle scuole al planetario, di solito si utilizzava lo schema tipico delle stelle del Mediterraneo. Ma rendendosi conto della forte presenza di alunni stranieri, si è pensato di “cambiare cielo”. Si è cominciato con il sostituire le costellazioni mediterranee con quelle cinesi. Orione è diventata il Generale Zahn, i Gemelli le Farfalle in amore. Sotto la volta stellata, i racconti dei bambini cinesi che risalivano ai miti della propria tradizione culturale hanno cos&i grave; cominciato ad intrecciarsi con quelli dei bambini italiani, in un gioco che è poi continuato con i ragazzi provenienti da altri continenti come Africa, India, America Latina.
Le stelle da sempre sono una fonte di attrazione fortissima per i popoli di tutto il mondo. Le guerre e il fuoco delle bombe, in tante zone della Terra, hanno oscurato il cielo rendendole invisibili. Da lì si può ripartire, è l'appello dell'astronomo, per far sì che, ovunque nel mondo, tutti i popoli e tutti i paesi possano tornare a vederle.
Barbara Cremoncini