«Dobbiamo imparare a recuperare la “cultura del conflitto”, la capacità di litigare senza porsi troppi problemi. Il conflitto esiste, lo verifichiamo sin da bambini, tra fratelli ad esempio. Ma una certa cultura di questi anni ha teso a cancellare questo bisogno emozionale, che è in realtà uno strumento di confronto e crescita. Cancellare questo bisogno può invece portare ad un reale “rischio violenza”». Il criminologo Marco Bertoluzzo ha portato al meeting, nella tavola rotonda “Il mondo in classe, pratiche interculturali come strumento di gestione delle diversità”, la sua esperienza sul campo a Torino. «Occorre riuscire ad affrontare e gestire il bisogno di conflitto e lavorare ad eliminare la concezione di “nemico”, considerando l'altro al massimo “avversario”. Il “nemico” è colui che sentiamo davvero altro da noi, il vero diverso, che non merita considerazione di rispetto tra pari, tra esseri umani».
La tavola rotonda si è conclusa con l'intervento dal professor Yacoov Iram, che ricopre in Israele la cattedra Unesco in diritti umani, pace e democrazia presso l'Università di Bar Ilan. «Sono un “imperialista dell'educazione”, lo confesso, e parafrasando il titolo di questo meeting, considero l'educazione il motore della pace tra i popoli e nei popoli. Apparteniamo a società simili, fortemente multiculturali. Anzi, Israele è una società interamente multiculturale, composta totalmente da immigrati. Per affrontare i problemi che questo stato di cose ha attivato e attiva tuttora, il mio modello non è il melting pot degli Usa, ma la rainbow society di Mandela; il che significa non assorbire gli immigrati, usare invece la differenza per arricchire la società ospitante». Ma sec ondo il professor Iram per arrivare a questo risultato è fondamentale prima tradurre le buone pratiche da un paese all'altro. In secondo luogo avviare forti politiche educative alla pace a partire dal corpo docente. «Educazione alla pace che va intesa in senso largo, secondo le indicazioni dell'Unesco – conclude il docente israeliano – educazione alla non violenza, alla dignità umana, al rispetto delle differenze di genere, al rispetto dell'ambiente».
Dario Ro ssi