Creare una 'casa del pensiero' internazionale, un luogo fisico dove far convergere idee da tutto il mondo e dove affrontare i problemi dell'umanità con un taglio diverso, più creativo e costruttivo, in grado di esplorare soluzioni innovative ai problemi portati dalla modernità.
La 'casa' dovrà essere allo stesso tempo un laboratorio concreto e simbolico dove costruire un futuro migliore per l'umanità e potrebbe essere realizzata, se ci saranno le condizioni, proprio in Toscana. E' questa la proposta lanciata da Edward De Bono, fondatore del World Center for New Thinking e ispiratore del pensiero laterale, davanti alla platea della Tenda Giove del meeting di San Rossore. Una relazione piena di spunti e buone idee per superare lo stallo del pensiero unico che ha portato l'umanità sull'orlo di una crisi senza ritorno sia dal punto di vista ambientale che economico.
Claudio Martini, presidente della Regione Toscana, al termine della conferenza ha commentato la proposta di De Bono: «E' una suggestione stimolante, a cui non posso rispondere da solo. Su questo progetto vorrei coinvolgere le istituzioni, toscane e non solo, i centri di ricerca, la società civile per verificare la possibilità di concretizzare un'idea che onora l'intera regione».
De Bono ha iniziato la sua relazione illustrando le caratteristiche del pensiero laterale. «Da 2.400 anni a questa parte abbiamo convissuto con un pensiero legato alla verità, alla logica, al giudizio. Da Aristotele a Socrate fino a Platone è mancato all'umanità un pensiero costruttivo, capace di andare oltre e progettare soluzioni nuove». Per De Bono i cardini del Nuovo pensiero sono sei: “Informazione, Emozione, Critica, Valore aggiunto, Creatività, Organizzazione”. E porta un esempio chiarificatore: «Se quatt ro persone guardano una e una sola facciata di un palazzo, ognuno di loro avrà una e una sola verità su quel palazzo. E invece la realtà è più complessa, serve un approccio diverso, complementare nelle sua varie fasi. Solo così sarà possibile un'evoluzione della cultura mondiale e il superamento di problemi che oggi appaiono insolubili».
De Bono cita due esperienze dirette a tal proposito. «Anni fa ho curato un progetto per l'Onu, ai tempi di Kofi Hannan. Ci siamo arenati quando gli ambasciatori ci hanno detto esplicitamente che erano alle Nazioni Unite per rappresentare gli interessi dei loro Stati e non per trovare una soluzione ai problemi sul tavolo». L'altra esperienza è legata al conflitto isralelo-palestinese. «Proporrei che i Paesi sostenitori di Israele - che per i palestinesi hanno avallato il 'furto' di territorio a loro discapito - dessero tre miliardi di dollari di credito allo Stat o palestinese. Con un vincolo però. Che ad ogni missile sparato dalla Palestina verso Israele il credito si riduca di cinquanta milioni. Credo che dopo poco il popolo palestinese stesso fermerebbe quello che la comunità internazionale definisce terrorismo, e si arriverebbe così a breve ad una soluzione definitiva del conflitto». Ecco un ottimo esempio di pensiero laterale.
Cristiano Lucchi