«Finché ci sarà scienza sperimentale ci saranno novità e sorprese. Sta in questo la carica rivoluzionaria e di libertà della scienza».
Il genetista Edoardo Boncinelli conquista un immediato applauso dalla platea che assiste al primo dibattito in programma il secondo giorno del meeting.
Si parla sul tema «Libertà è accesso alla conoscenza» e si prende spunto da un omaggio a due tra gli scienziati i cui lavori hanno costituito veri e propri spartiacque nella storia dell'umanità.
«Più o meno all'epoca di Galileo – ha esordito Boncinelli – nel cielo che si riteneva immobile e immutabile si accese una grande luce, una supernova. Brillò per qualche giorno e poi si spense. Si scoprì allora che il cielo non era un padiglione di cristallo, che poteva cambiare. Galileo, di cui ancora oggi si fa troppo poco conto, non inventò il cannocchiale, ma cosa guardare. E quello che guardò non erano i soldati appostati sui merli di un castello da assediare o i marinai saliti a riva ma gli astri, e così vide l'alternarsi delle fasi, scoprì il movimento dei pianeti. Newton portò il cielo in terra, affermando che le stesse leggi fanno girare e pianeti e cadere le mele dagli alberi e che non c'è nulla in alto che non sia anche tra noi. Restava – ha proseguito il professor Boncinelli – il sancta sanctorum, l'uomo. Darwin osservò che gli animali, le rocce, le piante cambiano, lui diceva trasmutano, noi oggi diciamo evolvono. Non ci sono specie fisse come non ci sono stelle fisse. Oggi contiamo sul nostro pianeta circa 10mila specie, ma sappiamo che sono meno di un decimillesimo di quante ne siano mai esistite. Questo perché in continuazione si presentano individui un po' diversi (mutazione) e perché l'ambiente procede ad una selezione, Oggi sappiamo che perfino l'universo fisico preso nel suo insieme si evolve e più precisamente che si espande. Ma Darwin non sarebbe stato tanto osteggiato, come avviene anche oggi, se non fosse andato a toccare l'uomo, sostenendo che non è una specie eletta ma una specie tra le altre specie.»
«Quelli a cui tutto ciò non è piaciuto – ha concluso il genetista – si devono rassegnare, ci saranno sempre novità e sorprese, capire vuol dire che c'è sempre qualcos'altro da capire. Lasciamo quindi lavorare gli scienziati, incoraggiamo quelli che sono incaricati di trasportare le conoscenze al grande pubblico. Sta in questo una vera garanzia di libertà.»
Susanna Cressati