«Abbiamo il dovere di recuperare la sintesi, così “normale” nelle culture primitive, tra il soggetto conoscente e l'oggetto conosciuto. E' l'unica strada per recuperare il rapporto con la natura di cui siamo parte integrante; e da cui abbiamo pensato di essere “altro” costruendo, specialmente nel mondo occidentale, una cultura scientifica troppo specializzata, sempre più incapace di cogliere il senso dei contesti cui fa riferimento».
Questo l'approccio al tema proposto nella tavola rotonda dedicata stamani nel corso del meeting, “Le opportunità della scienza per lo sviluppo sostenibile: people, planet, peace, profit”, dal professor Paolo Orefice, direttore della cattedra Unesco per lo sviluppo umano e la cultura della pace presso l'Università di Firenze, una delle seicento cattedre Unesco nel mondo, di c ui quaranta dedicate al tema della pace.
«La crisi della nostra società, definita ormai comunemente “postindustriale”, nasce da quel tipo di approccio culturale, sulla quantità di saperi parcellizzati che ci hanno fatto perdere il senso d'insieme, il nostro far parte del tutto. Abbiamo bisogno di nuovi paradigmi – ha concluso il professor Orefice – il primo dei quali deve essere che la vera ricerca scientifica è là dove si lavora per il bene dell'umanità. L'etica non è esterna alla ricerca, dunque; scienza e coscienza vanno ricomposte grazie ad una educazione al pensiero sostenibile, partecipativo, responsabile».
La mattinata di lavoro è stata chiusa dall'intervento del comandante dell'Istituto geografico militare, Carlo Colella, che ha ricordato quanto oggi anche un militare può contribuire ai processi di pacificazione. «L'intervento in Libano è esemplare in questo senso – ha ricordato Colella -. Grazie alle moderne rilevazioni fotografiche dallo spazio, la geoinformazione è in grado di analizzare il territorio tracciando non solo la mappa geopolitica, ma come è appunto accaduto in Libano, segnalare in dettaglio la dislocazione di campi minati o altre installazioni a rischio per la popolazione civile, che può muoversi con più sicurezza. La scienza al servizio della pace».
Dario Rossi