«Sono entusiasta, ancora una volta la Toscana ha avuto una grande idea le altre dovrebbero copiarla». Carlo Petrini, il fondatore del movimento di Slow Food promuove a pieni voti l´iniziativa della piramide alimentare toscana.
Scusi, ma nella terra della bistecca, invitare a consumare le verdure sembra un controsenso, eppure la piramide frena proprio il consumo di carne rossa
«E´ una questione di salute, di alimentazione sana e corretta. Dobbiamo magiare più verdure e meno carne. Ma il valore dell´iniziativa toscana è un altro, è politico e culturale».
Ci spieghi.
«Si combina il fattore della salute con la valorizzazione dell´economia locale, dell´agricoltura di prossimità. In questo senso è una grande intuizione».
La spesa a chilometro zero.
«La spesa che non inquina, la spesa che fa crescere i produttori che stanno in Toscana e quella che non costringe a sacrifici perché chi ama la buona tavola in questa regione trova tantissimi prodotti. E qui Slow Food ha anche qualche medaglia di merito...».
Cioè aver difeso delle qualità che rischiavano l´estinzione.
«Sì. Guardandosi intorno e leggendo dei casi di sofisticazione alimentare sempre più frequenti, la riscoperta dei prodotti dell´orto, la mela rugginosa della Valdichiana, l´uva Morellino, la pesca regina di Londa, il pomodoro canestrino, il cavolo nero, il celebre carciofo violetto toscano o la cipolla rossa di Certaldo sono un rifugio sicuro e frenano l´avidità dell´iperproduzione».
Nella piramide comunque c´è anche la bistecca, la finocchiona, la schiacciata con l´uva.
«Se voi date un´occhiata all´elenco dei prodotti toscani capirete che non è necessario andare lontano per fare la spesa o per nutrirsi in maniera corretta e varia. I benefici vanno alla salute, all´ambiente e alle tasche dei toscani. Per questo l´idea della piramide con i prodotti locali dovrebbe essere adottata da tutte le altre regioni italiane».
Laura Montanari