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Regione, Commissione e Banca europea per agevolare l'accesso degli agricoltori al credito

Regione, Commissione e Banca europea per agevolare l'accesso degli agricoltori al credito

Pronta a partire la piattaforma multiregionale di garanzia per le Pmi dell'agroalimentare


Bruxelles -  E' allo studio un nuovo prodotto finanziario che consenta di legare tempi e somme di rimborso all'andamento dei prezzi. Se oggi gli agricoltori sono molti più esposti alle fluttuazioni dei prezzi, l'idea allo studio della Banca europea degli investimenti (Bei)  e della Commissione europea è far sì che la restituzione del prestito sia rallentata o ridotta d'importo, o che si attivino dei periodi di garanzia in caso di calo temporaneo dei prezzi.

La Bei ha approvato in Italia, a partire dal 2016, linee di credito per complessivi 650 milioni attraverso un gruppo di banche italiane. Quando aderiscono al programma Bei le banche si impegnano a raddoppiare l'entità del supporto utilizzando fondi propri, a trasferire il vantaggio finanziario in forma di condizioni di prestito vantaggiose, alle imprese e ad erogare finanziamenti a medio termine. Vale dire che il prestito può essere restituito in 12 o 15 anni, tempi più lunghi rispetto alla media di mercato. La Bei oltre a svolgere un'azione di monitoraggio sull'operato degli istituti di credito, compie anche delle verifiche a campione.

Nel 2017, la Bei ha approvato un programma di finanziamento per complessivi 400 milioni con erogazione diretta per finanziare progetti promossi da aziende e cooperative agricole e operanti nel settore della bioeconomia.

La piattaforma di garanzia multiregionale
L'Italia è stata tra le prime nazioni ad investire nell'integrazione di fondi pubblici e privati a sostegno degli agricoltori. Oggi è pronta a partire la piattaforma multiregionale di garanzia per le Pmi dell'agroalimentare, unica nel suo genere in Europa perché mette insieme numerosi soggetti diversi tra loro. Il Fondo europeo degli investimenti (che fa parte del Gruppo Bei), otto regioni (Piemonte, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Campania, Calabria e Puglia) che impegnano fondi dei programmi di sviluppo rurale, e sette banche (Credem, Creval, Banca Cambiano 1884, Banca popolare pugliese, Banca popolare di Puglia e Basilicata, Montepaschi Siena e Iccrea) contribuiscono a un fondo di garanzia per complessivi 400 milioni a condizioni vantaggiose per imprenditori agricoli e Pmi agroalimentari.

L'esigenza principale è aumentare il sostegno agli investimenti. "Nella nostra regione c'è una grande propensione agli investimenti in aziende agricole e della piccola trasformazione alimentare – spiega il direttore agricoltura e sviluppo rurale della Regione Toscana Roberto Scalacci – che non abbiamo potuto completamente soddisfare con le tradizionali misure del piano di sviluppo rurale. Abbiamo pensato che attraverso questi strumenti di agevolazione dell'accesso al credito per gli agricoltori si potesse soddisfare questa domanda".

"Stiamo parlando di uno strumento che non è un classico bando Psr", prosegue Scalacci. E' anzi qualcosa di radicalmente innovativo, di per sé è complesso da preparare, soprattutto tenuto conto della quantità di soggetti coinvolti e che alcune banche erano interessate solo ad alcuni territori. Ma una volta messo a punto ha alcuni vantaggi. Le regioni impegnano una piccola parte dei fondi dello sviluppo rurale che grazie allo strumento finanziario possono sfruttare l'effetto leva e aumentare le risorse. La Regione Toscana ha partecipato al fondo di garanzia con una quota di poco meno di 10 milioni di euro e si attende prestiti erogabili per 60 milioni. Il prestito va onorato, ovviamente, ma così si spingono gli agricoltori a confrontarsi con il mercato, presentando progetti sostenibili, oltre che innovativi e competitivi, con prestiti che possono essere pari al 100% dell'investimento e fondi a disposizione sin da subito. Cosa che non accade con molti bandi del Psr.

Agricoltori e banche
Storicamente il rapporto degli agricoltori con le banche è piuttosto difficoltoso: nel 2017 solo il 16,7% delle Piccole e medie imprese (Pmi) agricole ha chiesto un prestito, a fronte del 24% delle altre Pmi. Un agricoltore su dieci in Europa non si rivolge alla banca per il timore di vedersi respinta la domanda. La situazione per i giovani agricoltori è perfino peggiore, sempre nel 2017, il 27% degli imprenditori agricoli europei sotti 40 anni si sono visti rifiutare la richiesta di prestito, contro il 9% delle altre aziende agricole.

Al fine di far fronte a queste difficoltà, la Commissione europea e la Banca europea degli investimenti (Bei)  nel 2014 hanno iniziato a pensare a strumenti per agevolare l'accesso al credito degli agricoltori. Nel 2016, dopo il lancio del cosiddetto piano Juncker  per gli investimenti strategici, sono stati finanziati ben 1.518 progetti a condizioni vantaggiose per gli agricoltori in Italia, (biennio 2016-2017) da parte della Bei a sostegno delle Pmi agricole.

La Bei opera per creare le condizioni tecniche perché le banche si interessino di più al settore agricolo, le cui aziende sono di solito molto piccole e usano una contabilità semplificata che rende più complicata la comprensione del rischio di investimento da parte delle banche, che nella maggior parte dei casi finiscono per sovrastimare il rischio di investimento, applicando condizioni meno vantaggiose rispetto alle imprese di altri settori


Ultima modifica: 20/06/2019 09:46:24 - Id: 16361010