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Beni architettonici

Giardino di Boboli

Giardino di Boboli

Comune: Firenze
Piazza: Pitti, 1

 

Esempio tra i più importanti di giardino all'italiana Boboli può essere definito un museo all'aperto, sia per l'importanza del suo impianto architettonico, che per le numerose presenze scultoree disseminate nel parco. La sua si compie nell'arco di quattro secoli dal XV al XIX secolo Gli orti posti dietro Santa Felicita in Oltrarno, dalla famiglia Borgolo, da cui forse deriva il nome Boboli, furono acquistati nel 1418 da Luca Pitti. Questi commissionò intorno alla metà del secx. XV la costruzione del palazzo su probabile progetto di Luca Fancelli, che vi coinvolse il suo maestro Filippo Brunelleschi. Nel 1549 la proprietà fu acquistata da Eleonora da Toledo, moglie di Cosimo I e divenne la residenza di città dei Medici. Il progetto del giardino fu affidato a Niccolò Tribolo a cui si deve per certo l'idea dello sbancamento della collina per la creazione dell'Anfiteatro: realizzazione felice sia dal punto di vista prospettico che dal punto di vista funzionale. In questo modo si crea il primo asse prospettico nel giardino con direzione nord-ovest/sud est che, partendo idealmente dall'ingresso principale del Palazzo, arriva sulla collina fino al Forte Belvedere. Alla morte del Tribolo, i lavori proseguirono sotto la direzione di Bartolomeo Ammannati (1511-1592) e successivamente di Bernardo Buontalenti (1555-1635). Nel secolo XVII i due Parigi, Giulio (1568-1635) ed il figlio Alfonso concepirono il secondo asse perpendicolare al primo, in direzione della Porta Romana. Il giardino a pianta triangolare è caratterizzato da due assi ortogonali che s'incrociano approssimativamente all'altezza del Bacino di Nettuno; questi in forte pendenza, sono segnati da un percorso centrale e si sviluppano attraverso una serie di terrazze segnate da controviali, sentieri, elementi scultorei o verdi che introducono ad ambienti particolari: radure, giardini recinti, costruzioni. All'inizio del percorso di visita vi è la fontana con la statua di un nano a cavallo di una tartaruga, realizzata nel 1560 da Valerio Cigoli (1529-1599) proseguendo si giunge al Grotto del Buontalenti. La grotta nel suo complesso è opera del genio creativo del Buontalenti, che la concepì per Cosimo. Questa si compone di tre camere comunicanti: la prima, decorata a stucchi e spugne è caratterizzata da scene pastorali eseguite da Bernardino Poccetti (1542-1612); la seconda ospita il gruppo marmoreo di Paride che Rapisce Elena, opera di Vincenzo Rossi da Fiesole (1525-1587) e la terza affrescata dal Poccianti, ospita una bella fontana del Giambologna (1529-1608) raffigurante Venere che esce dal bagno. Oltre le statue dei Prigionieri Daci, il percorso prosegue e adiacente al viale in salita si trovano l'Orto di Giove, con la statua di Giove seduto ed adiacente, il Giardino di Madama. Salendo ancora si arriva al grande Anfiteatro a ferro di cavallo ed alla Fontana del Carciofo, dalla grande vasca ottagonale decorata con numerose statue e coronata dal carciofo in bronzo opera di Francesco Susini. L'Anfiteatro concepito forse come architettura verde, già nel 1599 fu arricchito dalle gradonate ancora esistenti, sormontate da edicole con nicchie che racchiudono statue in marmo ed urne in terracotta. La vasca in granito proveniente dalle terme di Caracalla ed un obelisco portato a Roma nel 30 a.C. dall'Egitto che Pietro Leopoldo fece trasferire a Boboli nel 1790 facendogli fare da Gaspero Paoletti (1727-1813) un basamento con tartarughe in bronzo furono collocati al centro dell'anfiteatro nel 1841. Percorrendo l'asse principale si arriva al Bacino di Nettuno attraverso una doppia rampa, all'inizio della quale vi sono tre statue di epoca romana. Attualmente il bacino è dominato dalla statua bronzea di Nettuno che emerge da uno sperone roccioso decorato con naiadi e tritoni, opera del Lorenzi (1534-1583), posta al centro di una grande vasca circondata da terrazzamenti erbosi digradanti alla cui sommità, racchiusa in una nicchia di lecci è posta la grande statua dell'Abbondanza eseguita da Pietro Tacca intorno al 1636. Da questa parte sono confine del giardino le antiche mura di città con gli elementi architettonici del Forte Belvedere e del giardino del Cavaliere, posto su un bastione o "cavaliere" delle mura costruite da Michelangiolo nel 1529. Al giardino si accede con una scala a tenaglia ai cui lati si trovano due antiche statue raffiguranti le Muse; nelle nicchie statue di Flora e di Giove Giovane opera di Giovanni Caccini. Al centro del giardino disegnato da basse siepi di bosso vi è la fontana con putto centrale in marmo, detta delle Scimmie per le tre scimmie in bronzo poste alla base. Sotto il Casino del Cavaliere vi è un grande deposito d'acqua detto "delle trote" dal quale partono le tubature per la distribuzione dell'acqua in tutto il giardino. Sul lato est dell'anfiteatro all'altezza della statua dell'Abbondanza si raggiunge la Kaffeehaus, opera di Zanobi del Rosso, padiglione in stile rococò con esotica cupola finestrata Il piccolo edificio si erge su un prato digradante al cui centro si trova la fontana di Ganimede (XVII sec.). La Kaffeehaus può essere considerato il caposaldo visivo terminale del secondo asse del parco, costituito dal viale in forte discesa, detto il Viottolone, che scandisce l'ampliamento seicentesco del giardino. L'imbocco del Viottolone è segnato da due statue dette dei Tirannicidi greci e il suo è scandito dalla sistemazione su entrambi i lati di statue antiche, in prevalenza romane e settecentesche. Tre viali perpendicolari segnano la partitura di questa parte del giardino, che ha subito nel tempo diverse trasformazioni interne, fra le quali quella del Labirinto, del quale resta solo la vasca centrale, distrutto nel 1832 dal percorso per le carrozze. Il primo viale trasversale è costituito da un pergolato di lecci con bassi sedili di pietra ai lati e all'incrocio con il Viottolone sono poste quattro statue di marmo opera di Giovanni Caccini che raffigurano la Prudenza, Esculapio, l'Autunno, e l'Estate, il percorso termina sul lato destro con la fontana dell'Oceano. Il secondo percorso trasversale termina verso le mura della città con il busto di Giove, attribuito al Giambologna e il suo incrocio col Viottolone è segnata da tre statue romane (Senatore, Bacco e Filosofo calvo) e una settecentesca. Più in basso l'incrocio con il terzo viale è caratterizzato da sei statue: Esculapio, Andromeda, una Ninfa, la Modestia, e i due gruppi a due figure campagnole dei giochi dello scaccomazzone e della pentolaccia. Alla fine del Viottolone la ripida prospettiva improvvisamente si apre sull'ellittica Vasca dell'Isola, realizzata da i Parigi nel 1618. Siepi di leccio, alte 12 metri sono il fondale delle numerose statue di pietra e di marmo soggetto mitologico, storico o popolano delimitano il piazzale ellittico interamente occupato quasi interamente da un vascone collegato a terra da due passerelle il cui imbocco è segnato da un cancello in ferro battuto. Al centro del bacino è collocata la Fontana dell'Oceano, opera del Giambologna Questa è composta dalla statua di Nettuno che sovrasta le tre statue del i Nilo, Gange eEufrate che versano le loro acque nell'Oceano, vasca di granito dell'Elba, il cui basamento è arricchito da bassorilievi. Dall'acqua dell'isola emergono i gruppi marmorei di Perseo a cavallo e d'Andromeda con le caviglie incatenate nella roccia; In corrispondenza all'asse principale si notano i gruppi della fontana delle Arpie e quella dei Putti. In asse con il Viottolone, dopo una partitura operata da un viale trasversale segnato da quattro statue antiche raffiguranti: Giove Serapide, Giove, Divinità maschile e Claudio Imperatore si arriva all'Emiciclo o Prato delle colonne, definito da un'alta siepe con dodici nicchie che contengono busti colossali e al cui centro sono poste simmetricamente, due colonne in granito rosso che sorreggono vasi di marmo . L'ingresso di Porta Romana si apre con un rondò nel quale sono collocati alcuni gruppi in pietra. Vicino al cancello si trova la Fontana della Botticella che raffigura un contadino che versa acqua da una piccola botte su una base che è costituita da un sarcofago romano. Costeggiando il muro di cinta verso via Romana e risalendo verso Palazzo Pitti si incontrano una serie di statue fino a giungere alla Limonaia, edificio frutto di una trasformazione di una precedente fabbrica eseguita nel 1785 da Zanobi del Rosso. Vicino al grande cancello su via Romana si trova la Palazzina d'Annalena , piccola costruzione in stile neoclassico opera del Cacialli, presso la quale è visibile un piccolo giardino che ospita piante di azalee portate a Boboli dai Savoia. Proseguendo adiacente a Palazzo Pitti c'è l'edificio della Meridiana opera neoclassica di Gaspare Maria Paoletti (1778) e Pasquale Poccianti, che prende il suo nome dalle meridiane poste in facciata. Davanti a questo si estende il Prato della Meridiana, ampio spiazzo erboso in forte salita con percorsi trasversali disseminati di statue.

 

One of the foremost examples of an Italian-style garden, the Boboli is really an open-air museum, not only for its architecture and landscaping, but also because of the many sculptural ornaments it contains. Its creation and development spans four hundred years between the 15th and 19th centuries. The gardens laid out behind Santa Felicita in Oltrarno by the Borgolo family, the name from which Boboli is thought to derive, were bought in 1418 by Luca Pitti. In the mid-15th century Pitti commissioned the construction of a grand palace, which is believed to have been designed by Luca Fancelli, with the help of his master Filippo Brunelleschi. In 1549 the property was bought by Cosimo I's wife Eleonora da Toledo, and became the Medici family's city residence. Niccolò Tribolo was engaged to design the gardens, and it is probably he who excavated the hill to create the Amphitheatre, a highly successful creation in both perspective and functional terms. It created the garden's first perspective vista (running north-west/south-east), a prospect that began at the main entrance to the palace and continued across to the hill and all the way to Forte Belvedere. When Tribolo died, work continued under the direction of Bartolomeo Ammannati (1511-1592) and subsequently Bernardo Buontalenti (1555-1635). In the 17th century Giulio Parigi (1568-1635) and his son Alfonso devised the second perspective vista, which was to run at right angles to the first, in the direction of Porta Romana. The triangular garden has two orthogonal axes which meet roughly at the Fountain-Basin of Neptune; the steeply sloping avenues run across the central walk and are organised as a series of terraces with smaller avenues, footpaths, sculptures or landscaping elements leading to specific garden features: glades, enclosed gardens or buildings. The visit begins at the fountain featuring the statue of a dwarf riding a tortoise, sculpted in 1560 by Valerio Cigoli (1529-1599). Opposite the entrance is the Buontalenti Grotto, a series of three communicating chambers: the first, with stuccowork decorations, is characterised by pastoral scenes executed by Bernardino Poccetti (1542-1612); the second contains a marble statue group depicting the abduction of Helen by Paris, sculpted by Vincenzo Rossi da Fiesole (1525-1587); the third, frescoed by Poccianti, has a fine fountain by Giambologna (1529-1608) depicting Venus emerging from the water after bathing. Beyond the statues of the Dacian Prisoners, the route through the gardens continues and, next to the rising avenue, passes the Jupiter Garden with a seated statue of Jupiter and the adjoining Madama Garden. The avenue leads up to the grand Amphitheatre and the Artichoke Fountain, whose large octagonal basin is decorated with numerous statues and crowned by a bronze artichoke by Francesco Susini. The great horseshoe-shaped sweep of the amphitheatre was possibly originally conceived as a piece of landscaping, and in 1599 was embellished with steps (still in existence) topped by aedicules with niches containing bronze statues and terracotta urns. The granite basin is taken from the Baths of Caracalla, while the obelisk, which arrived in Rome in 30 BC from Egypt, was brought to Boboli in 1790 by Pierre Léopold, who commissioned Gaspero Paoletti (1727-1813) to design a plinth adorned with bronze tortoises; it was erected at the centre of the amphitheatre in 1841. The main avenue leads to the Bacino di Nettuno reached by a dual ramp, at the beginning of which stand three Roman statues. The basin is dominated by the bronze statue of Neptune by Lorenzi (1534-1583): the ancient god of the sea stands on a rocky spur decorated with naiads and tritons, at the centre of a large fountain-basin surrounded by stepped turfed terraces, at the top of which, among holm-oaks, stands the colossal statue of Abundance, sculpted in around 1636 by Pietro Tacca. Here, at the point where the ancient city walls once stood, the original garden came to an end. On a cavaliere, or rampart of the walls built by Michelangelo in 1529, stands the Giardino del Cavaliere, reached by a double staircase, at either side of which stand two statues of the Muses. The niches contain statues of Flora and Jupiter, early works by Giovanni Caccini. At the centre of the garden, which is bordered by low box hedges, stands a fountain with a central marble cherub. This ornamental work is known as the "monkey fountain" because of the three bronze primates at its base. Underneath the Casino del Cavaliere building is a large water storage area known as the "trout reservoir", from which the pipes that supply water to the entire garden lead off. To the east of the Amphitheatre, near the Statue of Abundance is the Kaffeehause, a Rococo-style pavilion by Zanobi del Rosso, with a characteristic glazed dome. This small building stands on a stepped lawn at the centre of which is the 17th-century Ganymede Fountain. The Kaffeehause can be considered to be the visual focal point of the park's second main thoroughfare, the steeply descending Viottolone. The beginning of this avenue is marked by two statues known as the "Greek Tyrannicides" and its route is lined on both sides by ancient statues, mainly Roman or 18th century. Three smaller avenues leading off at right angles from the Viottolone divide the garden, which has seen a number of changes over the centuries, including the laying out of the Labirinto, the maze which was destroyed in 1832 (except for the central basin) to make way for a new coach road. The first side avenue consists of a pergola of holm-oaks with low stone seats at the sides; at the junction with the Viottolone are four marble statues by Giovanni Caccini: Prudence, Aesculapius, Autumn and Summer; the walk terminates on the right-hand side with the Fountain of Oceanus. The second branching alley ends at the city walls with a Bust of Jupiter (attributed to Giambologna), while the point where it crosses the Viottolone is marked by three Roman statues (the Senator, Bacchus and the Bald Philosopher) and one from the 18th century. Further down, the junction with the third side avenue has six statues: Aesculapius, Andromeda, a Nymph, Modesty and two groups with two peasant girls, known as the Gioco dello Scaccomazzone and the Gioco della Pentolaccia. At the end of the Viottolone the steep perspective ends at the elliptical Vasca dell'Isola, constructed in Paris in 1618. 12-metre-high espaliers of ilex form the backdrop to numerous stone and marble statues with mythological, historical or popular themes, occupied almost entirely by a large basin connected to the ground by two walkways, entered through a wrought-iron gate. At the centre of the pool stands the Fountain of Oceanus, a copy of the original work by Giambologna. It consists of a statue of Neptune over statues representing the Nile, the Ganges and the Euphrates pouring their waters into the Ocean, a pool of Elba granite, the base of which is embellished by bas-reliefs. Emerging from the water of the island are the marble groups of Perseus on horseback and of Andromeda, whose ankles are chained to the rock. In line with the main avenue are the Fountain of the Harpies and the Fountain of the Putti. The Viottolone - after a division by a side avenue with four ancient statues of Serapis, Jupiter, a Male God and the Emperor Claudius - leads to the hemicyclical Prato delle Colonne, a lawn surrounded by a tall hedge with twelve niches containing large busts and with two red granite columns at the centre supporting marble vases. The Porta Romana gateway stands in an open space containing various stone groups. The Fontana della Botticella near the iron gate is a fountain with a statue of a peasant pouring water from a small barrel, on a Roman sarcophagus base. On the path alongside the boundary wall towards Via Romana and leading back up to Palazzo Pitti is a series of statues running up to the Limonaia, a hothouse that is a remodelling of an earlier building erected in 1785 by Zanobi del Rosso. Near the large gateway on Via Romana is the Palazzina d'Annalena, a small neo-classical building by Cacialli. The Meridiana (or Sun-Dial) building next to Palazzo Pitti is a Neoclassical work by Gaspare Maria Paoletti (1778) and Pasquale Poccianti. The Prato della Meridiana in front of this building is a large, steeply-sloping lawn, from which smaller avenues dotted with statues lead off.


Ultima modifica: 27/05/2016 15:59:05 - Id: 11584199