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Cece Piccolo del Valdarno

Cece Piccolo del Valdarno

Cenni Storici
Il cece è un'antichissima coltura, nota ai greci forse già in epoca omerica ed ai popoli italici da tempo immemorabile; alla fine dell'era repubblicana era il comune nutrimento dei poveri per l'alto contenuto in amido e proteine del seme. In Italia (come nella maggior parte del Mediterraneo centrale ed occidentale) non vive allo stato spontaneo. L'origine viene supposta per selezione da una specie della regione egeo-anatolica, oppure per ibridazione di due specie dalla stessa area (Pignatti, 1982).

Tesi (1987) indica più precisamente come centro di origine per le cv a seme piccolo, l'Asia sud occidentale, mentre il bacino del Mediterraneo per quelle a maggiori dimensioni.
Data la facilità con cui il cece nelle zone vocate può essere riprodotto e la sua alta conservabilità come semente, questa coltura è piuttosto diffusa con cv tradizionali locali anche in varie zone della Toscana, sebbene con superfici di coltivazione esigue a livello di singola azienda.

Il Cece Piccolo del Valdarno o Cece Piccolo Aretino, si distingue dal Cece rosa di Reggello e dal Cece del Pratomagno, anche se hanno caratteristiche comuni: il Cece rosa di Reggello è di taglia leggermente maggiore del Cece Piccolo Aretino e sembre tenere peggio la cottura ed essere meno saporito e con buccia più spessa. La varietà che si coltiva sul versante fiorentino del Pratomagno (Cece del Pratomagno) ha invece dei riflessi rossastri. L'esistenza di cv a seme rosso è confermata anche in un antico catalogo di sementi (Valerio Agostino, 1884 : 10), dove si distingue fra semente di "Cece nostrale" e "Cece nostrale rosso".

Zona Tipica di Produzione
Provincia AR
Provincia FI
Provincia SI

Area di Diffusione
Viene coltivato nei pianetti collinari del Valdarno aretino.
Altro territorio interessato alla produzione, oltre alla provincia di Arezzo, sembra essere anche quella di Firenze e Siena (Chianti e Mugello).

Caratteristiche agronomiche
Tradizionalmente coltivato nelle terre poco fertili delle regioni meridionali, oggi la scarsa concimazione di questo cece è fondamentale per ottenere semi di piccole dimensioni e a buccia sottile.
Il seme impiegato ad ettaro è circa 70-80 kg per 1000 mq.
Bebeficia di zappature in post-emergenza (a circa 20 giorni dalla nascita)
La coltura nel suo ambiente non necessita né di interventi irrigui, né fitosanitari di nessun genere.
La produttività è intorno a 8-10 qli/ha.
Cece Piccolo del Valdarno

Utilizzazione del prodotto

Uso: prevalentemente alimentare
Si adatta a tutte le preparazioni: intero lessato, da solo o in zuppe, condito con olio crudo o fritto con rosmarino o aglio e peperoncino, nella tipica ricetta "pasta e ceci", sfarinato come ingrediente base per polpettine o la pastella della famosa e gustosa cecina.

I ceci torrefatti e macinati costituivano anche un surrogato del caffè (Traverso e Pirotta, 1926), mentre in campo zootecnico per l'abbondante apparato fogliare (20-30 qli/ha) veniva utilizzato come erbaio, in purezza o consociato con orzo, da falciare a primavera inoltrata (Tassinari, 1968), e la paglia come mediocre mangime o come lettiera.

In particolare il Cece Piccolo Aretino ha buccia abbastanza sottile, sebbene leggermente consistente, polpa tenera piuttosto saporita, ha una colorazione più accentuata di altre cv commerciali e tiene bene la cottura, che tuttavia avviene piuttosto velocemente, adattandosi particolarmente per questo ad un consumo del seme intero.

Descrizione Morfologica

· FORMA DI CRESCITA DELLA PIANTA: determinata
· PORTAMENTO: piccolo cespuglio, culmi eretti e sottili.
· ALTEZZA DELLA PIANTA: 55-60 cm circa.
· FOGLIE: composte da 11-13 segmenti, alterne, imparipennate, pelose, vellutate e vischiose per la presenza di peli ghiandolari, di colore verde smeraldo chiaro ( quando la coltura è in pieno rigoglio vegetativo stacca caratteristicamente dagli altri toni di verde della campagna aretina), lunga 4,5 - 4,7 cm.
· EPOCA DI SEMINA: fine aprile-inizio di maggio.
· TIPO DI SEMINA: in pieno campo a fila continua con zappatura di rincalzo in post-emergenza.
· DISTANZA DI SEMINA: 5-6 cm sulla fila, 50-60 cm di interfila.
· INFIORESCENZA: fiori isolati o a due a due.
· FIORI: papiglionacei, tra 0.8 e 0.9 cm di lunghezza. Brattee fiorali piccole. Colore bianco.
· IMPOLLINAZIONE: specie autogama soggetta ad un certo grado di incrocio ad opera degli insetti.
· EPOCA DI FIORITURA: metà di giugno.
· FRUTTO: 58-75 legumi per pianta. Il baccello, dritto, corto, gonfio e senza strozzature, contiene 1, al massimo 2 semi e raggiunge i 2-2,5 cm di lunghezza. I primi legumi sono portati a circa 20 cm da terra. La sezione trasversale è ellittica con un piccolo sperone curvo dalla parte distale, lo spessore è di 1 cm circa. La superficie è ricoperta di peluria, a tessitura rugosa, a maturità giallo oro senza striature.
· EPOCA DI MATURAZIONE DEL SEME CEROSO: metà di luglio.
· EPOCA DI MATURAZIONE DEL SEME SECCO: metà di agosto.
· PRODUZIONE SEME SECCO: contemporanea. Il prodotto viene lasciato seccare sulla pianta, che poi viene estirpata e lasciata ancora al sole su una superficie asciutta (aia). Al momento della completa essiccazione la sgranatura avviene coprendo il mucchio con un telone e passandoci sopra con il trattore.
La cv, ben adattata al suo ambiente di selezione, è risultata più produttiva di altre di provenienza esterna in prove di confronto effettuate qualche anno fa proprio nel Valdarno.
· SEME: rotondeggiante, leggermente corrugato, ocra chiaro senza colori secondari e con ilo quasi indistinto appena di colore più scuro. Il peso di 100 semi è di gr 30,6 (media di tre pesate), inferiore a quello delle cv di importazione (messicane). Le dimensioni sono di 7 X 8 mm.
· CONSERVAZIONE DEL SEME: buonissima (i semi sono difficilmente attaccati dai tonchi),anche se spesso è conservato a contatto con grani di pepe. Durata germinativa 5-6 anni.
· GERMINABILITA' DEL SEME: molto alta (95%), sebbene un po' lenta.
· SUSCETTIBILITA' O RESISTENZA A FITOPATIE: soggetto con facilità ad infestazioni di cuscuta, pertanto si deve porre attenzione alla rotazione e non ripetere la coltura sullo stesso appezzamento non prima di 4 anni.


Ultima modifica: 27/02/2013 12:05:52 - Id: 598552